ELEGANZA : IL GILET.

Da dove nasce l’esigenza di indossare l’adorato gilet? Un tempo era il sommo capo dell’abbigliamento classico.

Vittorio de Sica e Winston Churchill ne erano immensi cultori. E perché un capo così ben fatto ed espressivo sta diventando, sempre più, una rarità per gli occhi?

Passeggiando tra le tumultuose vie della città, senz’altro si noterà quale stupore possa ormai creare un uomo in giacca e cravatta, ancor più se l’abito è accompagnato da un gilet. Tale meraviglia è da imputare al dilagarsi di un abbigliamento maschile sempre più confidenziale e dai bassi toni, ostentato dai falsi profeti d’eleganza che si pongono come modello di vita e di stile.

Se da un lato il gilet è abolito definitivamente, perché considerato ormai sorpassato e obsoleto, dall’altro vi è una certa tendenza nel rivalutarlo, tristemente, nel modo errato. Basti pensare a quanti gilet siano costernati da maglie girocollo e pantaloni inguinali. Tra i due estremi si pongono pochi eletti, intenditori del buon gusto e della vera classe, i quali, nel rispetto della cultura e armonia dell’abbigliamento maschile, rendono magnificamente omaggio ad un capo così distintivo e aristocratico, in grado di elevare la figura maschile a vette di eleganza sconosciute dal semplice abito due pezzi.A combination of plain black jacket and waistcoat with high cut chalk stripe trousers.

Per comprenderne il valore bisogna risalire alla sua origine; un percorso necessario per quanti vogliano entrare in contatto con la sua essenza più intima e forza d’azione. Il gilet, o anche detto panciotto, poiché copre specialmente la pancia, è ben abbottonato su di essa e, forse, è il capo che più ha commutato il suo aspetto nella storia. Da quando gli tagliarono le braccia, alla fine del Settecento, si è fatto corto fin sotto la vita e ha acquistato un dorso di fodera. Doppiato o intero, sia il gilet formale, che quello informale, hanno subito variazioni nel taglio, nell’abbottonatura, nella scollatura e nei tessuti. Colorato o a tinta unita; in seta, pregiata lana o lino irlandese, l’eleganza del gilet è intramontabile.

I modelli di epoca edoardiana sono noti per i piccoli revers a scialle e per avere un petto con l’abbottonatura molto alta, fino a otto bottoni nel monopetto; un aspetto alquanto drammatico e affascinante.

Negli anni Venti e Trenta, pur continuando a sussistere uno stile semplice e rigoroso, i revers si allargarono e il capo raggiunse la sua più alta maturità espressiva. Per le soirée, i frac e gli smoking si contornavano delle più svariate fogge, pur mantenendo la massima sobrietà dei colori, bianco o nero. I gilet senza schienale e la versione con bretelle incorporate sono una particolarità del tempo. Il principale artefice di tale stile è sempre lui, Edoardo VII d’Inghilterra, al quale si deve l’usanza di lasciare l’ultimo bottone del gilet aperto; o meglio è così che tale vezzo estetico è passato alla storia; sicuramente lui ne fu grande fautore.

Gran parte del taglio maschile anni Trenta e da ricondursi ad un altro membro della famiglia reale inglese, Edoardo VIII, Duca di Windsor, in particolare al suo sarto Frederick Schole. Ciò fa comprendere come il gilet sia un capo dai connotati prettamente inglesi. Il Principe Carlo è un esempio incomparabile di odierna eleganza con i suoi gilet impeccabilmente eseguiti e curati. Nel nostro Paese l’uso del gilet non si è mai spinto oltre un certo limite d’uso, seppur tanto amato. Gabriele d’Annunzio ne possedeva innumerevoli e di preziosissima fattura. Ancor oggi le sartorie più prestigiose sono in grado di donare al caro gilet la dignità che merita.

Nella sua più alta levatura, il gilet, è inteso come parte integrante dell’abito ed, in tale contesto di sublime formalità, è fatto dello stesso suo tessuto. In questo caso si parlerà del cosiddetto abito tre pezzi ed è su di esso che deve basarsi l’intera costruzione del vestito.Prince Charles

Tale considerazione è fondamentale ai fini dell’effetto finale. Il gilet deve migliorare la figura, non mortificarla e, per far sì che ciò avvenga, il pantalone dovrà essere in continuità con esso. Non vi saranno cinture o antiestetici sbuffi di camicia che interrompono la risalita verso l’alto della figura maschile.

Il gilet sarà, dunque, adeguatamente corto da non nascondere l’apertura del pinces del pantalone. La giacca avrà l’apertura in accordo con la sua scollatura e la presenza di eventuali baveri. La corretta aderenza sarà data da un giromanica stretto e una giusta tensione orizzontale, quest’ultima di grande rilevanza e per la quale si richiede una degna maestria sartoriale. La fibbietta sul retro è da considerarsi un surplus di adattamento alle diverse taglie, considerando che, un tempo, il gilet, presentava un solo spacco centrale, proprio perché tagliato a misura.

Solo un gilet di pregiata fattura artigianale, in rispetto della tradizione sartoriale, soddisferà tali esigenze predilette. Il gilet è, senza dubbio, il baricentro verso cui convergono tutte le forze in gioco, che, operando in sinergia tra loro, creano un fondamentale equilibrio di compostezza e raffinatezza. Un abito gessato, con gilet doppiopetto e cravatta jacquard rosso vermiglio, è l’evidenza di quella proverbiale eleganza tanto cara a Marcello Mastroianni. I tre pezzi di Matrimonio all’Italiana e Divorzio all’Italiana sono di infinita bellezza.

Nel caso di un abito spezzato, la valenza estetica è diversa da quella dell’abito completo e la sua messa in pratica è assai più ardua. Lo spezzato deve essere evidente e rispettare alcuni cardini estetici da cui non si può trascendere, quali la proporzione dei pesi, l’armonia dei colori e la concordanza delle fantasie. Se ci si trova a una battuta di caccia alla volpe, invece, o in qualsivoglia contesto sportivo, il gilet impartirà la giusta dose di eleganza nelle sue varianti in castorino rosso, tweed, e flanella a quadri color pastello. Di grande pregio e rarità la variante tattersall, il noto tessuto inglese dalle origini equestri, divenuto, ormai, quasi introvabile, se non nelle sartorie più antiche e fornite. Sarà di grande bellezza se piuttosto accollato e abbinato a un pantalone di flanella con giacca cardata. Le tasche saranno dotate di pattina; quelle senza, sono da riservarsi ai contesti più formali.Marcello Mastroianni. Pinstripe three piece suit.

Non vi è momento in cui il gilet non sia ben accolto; remunerando che gli abiti più altamente formali, quali il frac, il tight e lo smoking lo prevedono obbligatoriamente. In generale, ogni gilet avrà un’abbottonatura più o meno alta, a secondo dell’uso e del luogo. La versione più classica e conosciuta è quella a un petto con sei bottoni. Il doppiopetto può arrivare a ospitare fino a dieci bottoni. Il fondo può spaziare sotto diverse angolazioni di taglio, a punte acute o ottuse, dritto o arrotondato. Le tasche basse sono piccole e destinate a funzioni dal gusto retrò e spiccatamente espressivo. Oggigiorno, regno dei segnatempo da polso, è sempre emozionante da vedersi un gentiluomo che sfila l’orologio a cipolla dal taschino del suo gilet.

Il gilet rende l’abito d’incomparabile compostezza e compiutezza, elemento in grado di rilevare la personalità dell’uomo che lo indossa. Nella rivendicazione della sua vera natura, e nelle immagini di tempi passati, traspare un’estetica dominata da una concezione aristocratica di vita e bellezza, lungi dalle banalità di una società che si allontana, giorno dopo giorno, dal bello del classico.

Il gilet è il più bel gesto e ornamento !il_340x270.698815802_n36s.jpg

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